Scorrere i dati statistici riguardanti la situazione internazionale, siano essi relativi alla condizione economica della popolazione o al livello di salute ed aspettativa di vita, rende l'idea di quanto grande possa essere la differenza tra le aree sviluppate del pianeta ed i paesi che questa fase di sviluppo ancora devono vivere.
La situazione di povertà, convenzionalmente definita come lo stato in cui si trovano coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno e considerata nell'arco di tempo che va dagli anni settanta ad oggi, rende bene l'idea di quanto si faccia e di quanto ci sia da fare per tenere fede ai propositi di superamento dello squilibrio attuale.
Alcuni screenshots delle animazioni grafiche realizzate dalla Gapminder Foundation, su elaborazioni di dati provenienti dalle Nazioni Unite e dalle principali Agenzie Internazionali, aiutano a comprendere ancora meglio la situazione, rispetto ai freddi elenchi di cifre.

Nel 1970, a fronte di una popolazione mondiale di 3,7 miliardi di unità, sono ben 1,4 miliardi coloro che si trovino costretti a vivere con meno di un dollaro al giorno, pari a ben il 38% della popolazione complessiva.

Passati vent'anni, nel 1990 la percentuale di coloro che vivono sotto la soglia di povertà si riduce al 26% della popolazione complessiva, stimata in 5,3 miliardi di persone. A fronte dell'aumento della popolazione mondiale il numero dei poveri rimane costante, attestato su 1,4 miliardi di unità. L'obiettivo delle Nazioni Unite è di dimezzare la percentuale entro l'anno 2015.

L'immagine relativa all'anno 2000 evidenzia come la percentuale di persone sotto la soglia di povertà si attesti al 19%, stimabile in 1,2 miliardi di unità, a fronte dell'aumento della popolazione mondiale, che raggiunge i 6,1 miliardi di persone. E' la testimonianza che l'obiettivo finale posto dalle Nazioni Unite può essere raggiunto, come testimoniato anche dalla proiezione dei dati al 2015.

Nella proiezione al 2015 viene evidenziato come la percentuale di coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno possa attestarsi al 10% della popolazione mondiale, a fronte del continuo aumento della popolazione mondiale, che raggiungerà i 7,2 miliardi di unità. Il numero complessivo dei poveri scende a 0,7 miliardi di persone.
Un'altra immagine, relativa alla distribuzione della ricchezza sul pianeta, è la dimostrazione lampante di come tale ricchezza non sia per nulla ripartita equamente.

Il 20% della popolazione mondiale si divide infatti il 74% delle ricchezze complessive, lasciandone al rimanente 80% solo il 26%. E' la fotografia di come lo squilibrio sia evidente, anche se il picco relativo ai più poveri abbia ormai oltrepassato quasi completamente la soglia di povertà.

Evidenziando poi, sempre nelle statistiche relative all'anno 2000, la situazione specifica dei paesi africani, salta agli occhi come la condizione di questo continente rappresenti la nota più triste dell'intero scenario mondiale. A fronte di una popolazione complessiva di 630 milioni di unità, sono ben il 66% - pari a 420 milioni – coloro che ancora si trovino in situazione di povertà estrema.
Le conseguenze di questo squilibrio si possono notare anche se si comparano le aspettative di vita e la percentuale dei bambini che sopravvivono al quinto anno di età tra i paesi africani ed i paesi più sviluppati.

Nei paesi dell'OCSE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OECD in sede internazionale) la percentuale dei bambini che sopravvivono al quinto anno di età si attesta molto vicino al 100%, stimata al 99,4%, a testimonianza di come questo dato sia intimamente legato alla ricchezza ed alle abitudini di vita dei paesi più sviluppati. In Africa la percentuale scende vertiginosamente, tanto da essere la più bassa dell'intero pianeta, all'82%. Questo significa che ogni dieci bambini che nascono in Africa, due saranno destinati a morire prima del quinto anno di età.

L'obiettivo dichiarato è quello di ridurre la mortalità infantile, entro il 2015, ad un numero di 4 milioni di morti complessivi, a fronte dei quasi 13 milioni rilevati nel 1990. Secondo i dati rilevati finora, il trend è certamente in calo rispetto agli anni novanta, ma non in maniera così decisa come si era auspicato. La proiezione all'anno 2015 vede una differenza con l'obiettivo prefissato di ben 41 milioni di bambini, che non riusciranno a superare i cinque anni di età dal 2003 al 2015.

Anche in questo caso è evidente lo squilibrio tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.
Le percentuali di bambini sotto i cinque anni di età che non riescono a sopravvivere variano dallo 0,3% nei paesi più ricchi, fino al 30% nelle aree più disagiate del pianeta. Per ogni bambino che non supera i cinque anni in uno dei paesi ricchi ce ne sono cento che non ce la fanno nei paesi più poveri, ed in massima parte nei paesi dell'Africa.
La situazione della donna
Anche per tutto ciò che riguarda la situazione della donna nei paesi poveri, sia dal punto di vista sanitario – per ciò che riguarda la salute come madre - che da quello sociale – per ciò che concerne l'inserimento lavorativo e le sue possibilità di emancipazione – qualcosa si sta muovendo, e molto c'è ancora da fare. Ogni anno muoiono comunque più di 500.000 donne per le complicazioni collegate al parto, soprattutto nei paesi dell'Africa sub-Sahariana e del sud dell'Asia. Per fare un paragone con i paesi più sviluppati, la proporzione di donne che non riescono a superare questo tipo di complicazioni è di 1 a 16 nell'Africa sub-Sahariana, mentre è di 1 a 3.800 la proporzione riscontrabile nei paesi ricchi del mondo.
Il numero di donne che riescono ad inserirsi in ambienti lavorativi, o che riescono ad affermarsi in campo politico, occupando ruoli che erano tradizionalmente maschili, cresce lentamente ma in modo costante. Se nei paesi più sviluppati siamo nell'ordine di una situazione di equilibrio tra i due sessi, parecchio rimane da fare in quelli più poveri, dove tra l'altro una fetta consistente del lavoro delle donne viene svolto nelle aree rurali, senza che ci sia una reale percezione di compenso, per mandare avanti l'attività che sostiene la famiglia.
A livello politico mondiale, comunque, le donne che siedono nei banchi dei diversi parlamenti sono ancora una percentuale molto bassa, per quanto in crescita, stimabile nel 17% della percentuale complessiva.
L'ambiente
Sul fronte ambientale, l'impennata nei livelli di emissioni da parte di alcune realtà in forte crescita economica e la continua ed inesorabile deforestazione, in tutte le aree del pianeta, contribuiscono a delineare una situazione abbastanza allarmante, anche in prospettiva futura.

Nel grafico si può ben vedere come la Cina e gli altri paesi non OCSE, trainati da realtà come l'India in grande sviluppo, siano ormai allo stesso livello, come emissioni di CO2 nell'atmosfera, dei paesi più ricchi. La proiezione a vent'anni rende ancor più netta la tendenza al sorpasso, con la conseguenza di aggravare ancor più la salute del pianeta.
Solo il 30% delle foreste del pianeta si è infatti salvato dall'opera di disboscamento dell'uomo, con una situazione che in alcune aree – vedi le regioni del sud-est asiatico – ha visto un decremento in soli quindici anni di circa il 10%, dal 56% di terra coperta da foreste nel 1990 al 47% del 2005.
Aiuti pubblici e privati allo sviluppo
Secondo i dati dell'OCSE, gli aiuti pubblici e privati allo sviluppo nel periodo che va dal 2000 al 2004 sono stati di 120 miliardi di dollari l'anno circa, distribuiti abbastanza equamente in percentuale tra fondi pubblici e flussi privati.
L'Europa contribuisce per poco più del 50% della cifra complessiva.
All'interno dell'Europa stessa, sono molto marcate le differenze nei contributi tra paese e paese.
Se il fantomatico livello dello 0,7% del PIL rimane un traguardo difficilmente raggiungibile, e l'Italia è un buon indicatore di quanta sia ancora la distanza – negli ultimi anni ha speso dallo 0,07 al 0,35% - colpisce la difficoltà di alcuni paesi di convogliare capitali privati verso i paesi in via di sviluppo.
Se infatti un paese come la Spagna è capace di muovere oltre dieci milioni di dollari l'anno, circa cinque volte la cifra dei suoi aiuti pubblici, altri si fermano a quote molto più basse: l'Italia ad esempio è ad 1,9 milioni.